Tra terra e cielo, risvegliare la colonna attraverso la pratica yoga di Vanda Scaravelli

In questi giorni in cui la vita mi ha chiesto di rallentare, ho riletto il libro “Tra terra e cielo, risvegliare la colonna vertebrale con la pratica yoga” di Vanda Scaravelli.

Un libro prezioso che mi è stato donato da un’amica, Sonia Ridolfini, che ne ha curato la traduzione in italiano. Un libro la cui lettura mi sento assolutamente di consigliare e che puoi facilmente acquistare cliccando qui http://amzn.to/2kiLbM4

Vanda Scaravelli ha incontrato lo yoga dopo i quarant’anni, lo ha appreso direttamente dai Maestri B.K.S. Iyengar e Desikachar insieme al filosofo indiano Krishnamurti e lo ha praticato per tutta la vita, fino a 91 anni. 

“Non esiste età nello yoga. Puoi iniziare a 70, 80 anni, perché, se praticato con l’aiuto della gravità, con l’aiuto del respiro, ricevi e non ti opponi, e non farai mai danni al tuo corpo. Sii pronto a ricevere energia. L’energia aiuta. La respirazione aiuta. L’età non esiste”.

E’  un libro originale, non un semplice manuale di yoga organizzato in uno schema canonico che parte dalle origini, attraversa la filosofia e spiega nei dettagli la pratica. È piuttosto un racconto, in cui l’autrice esplora in maniera riflessiva tanti temi, in apparenza non sempre direttamente collegati fra loro e con lo yoga, ma che dimostra senza ombra di dubbio come la pratica yoga trasformi e arricchisca la nostra vita in ogni suo aspetto.

Lo scopo dichiarato del libro è quello di guidarci verso l’ascolto del nostro corpo, di aiutarci a comprendere come assecondarlo nel movimento che nasce dal punto al centro della schiena a partire dal quale la colonna si muove in direzioni opposte. Infatti, l’autrice definisce come una “rivoluzione” imparare ad allungare e distendere invece di spingere e tirare, abbandonandoci alla forza di gravità e sfruttandola a nostro vantaggio, per eseguire le asana senza sforzo. 

Non si deve praticare lo yoga per controllare il corpo; è il contrario, lo yoga deve portare libertà al corpo, tutta la libertà di cui ha bisogno”.

Le sue riflessioni sulla pratica personale e la sua esperienza nell’insegnamento, la conducono a sviluppare un approccio personale alla pratica dello yoga. Vanda sottolinea l’importanza della respirazione, dell’atteggiamento mentale, della capacità di rilassarsi, della continuità e della perseveranza nella pratica yoga, nonché della capacità di arrivare all’asana con un movimento delicato, che segua le curve del corpo.
Esiste un modo per eseguire le posizioni yoga (asana) senza il minimo sforzo. Il movimento è la canzone del corpo. Si, il corpo ha una sua canzone da cui il movimento della danza sorge spontaneamente. In altre parole, quando le parti inferiori del nostro corpo (fianchi, gambe, ginocchia e piedi) accettano la forza di gravità, permettono alle nostre parti superiori (testa, collo, braccia, spalle e tronco) di liberarsi, dando origine a quella leggerezza di cui la danza è l’espressione ideale. La canzone del corpo, se ascoltiamo con attenzione, è bellezza, potremmo anche dire che è parte della natura. Cantiamo quando siamo felici e il corpo canta con noi come un’onda nel mare”.

Fra i tanti temi affrontati, oltre a quelli “classici” tipo asana, respirazione, rilassamento…, anche l’arte di camminare, la bellezza, il tempo, l’appuntamento con la morte…

Un tema sul quale l’autrice condivide le sue riflessioni e che a me sta particolarmente a cuore, per ovvie ragioni, è quello del l’insegnamento.
Vanda ci ricorda quanto l’insegnare sia un compito nobile e necessario alla civiltà. E anche come l’insegnamento sia un atto d’amore e una responsabilità. Questa responsabilità si manifesta in due direzioni: da una parte, dato che il risveglio energetico provocato dalla pratica può essere molto potente, così come l’insegnante non deve impiegare il proprio “potere” per motivi egoistici, allo stesso modo deve guidare l’allievo affinché non ne faccia un uso sbagliato; da un altro punto di vista, l’insegnante deve esercitare vigilanza e impegno nella vita quotidiana. Inoltre, l’insegnante non deve imporre la propria volontà all’alunno, il suo compito è cercare di risvegliare l’interesse dell’allievo e offrire gli insegnamenti con chiarezza. Compito del discepolo è quello di avere è un atteggiamento ricettivo, aperto, accogliente.
L’arte di insegnare scaturisce dall’osservazione, un atto nel quale l’attenzione viene risvegliata. L’arte dell’insegnare è nella chiarezza mentre l’arte di imparare necessita l’ascolto… Insegnare è un bisogno, è una necessità. Se vediamo qualcuno in una gabbia o in una stanza buia non possiamo far altro che aprire la porta. Vi è un’enorme gioia nell’insegnare agli altri quello che riteniamo giusto”.

Le parole di Vanda su questo argomento vibrano e risuonano nel mio essere e,  alle sue riflessioni, fanno eco le mie.

Ricordo ancora lo sgomento quando, nel gennaio 2000, ho superato l’esame e ricevuto l’attentato di insegnante di yoga.Gli insegnamenti dello yoga sono vasti come l’universo”, pensavo. “Come posso insegnare yoga, rispetto a questa vastità, quello che io conosco ha le dimensioni di una briciola…” , Poi, come succede, la vita mi ha preso per mano per condurmi sul mio cammino, ed una mia amica mi ha chiesto di fare lezione a suo figlio che aveva avuto un problema respiratorio collegato all’ansia, dovuta a un momento difficile. In quel momento ho compreso che non avevo bisogno di conoscere tutto sullo yoga, ma che potevo essere utile a questo ragazzo, condividendo con lui quello che avevo imparato. Ed è andata proprio così, lo yoga lo ha aiutato a ritrovare il suo equilibrio.

Riflettendo su quell’esperienza, mi sono resa conto che gli allievi che si avvicinano allo yoga attraverso di me e partecipano alle mie classi, sono quelli che hanno bisogno di ricevere quello che io posso offrire loro in quel momento. 

Ad insegnare, si impara insegnando.  

E ad insegnare, si impara praticando e vivendo i principi dello yoga nella tua vita. Solo applicando i principi dello yoga nella vita quotidiana, posso essere sincera nell’insegnamento.

L’allievo magari ancora non è in grado di valutare la mia competenza, ma sicuramente è in grado di percepire la mia sincerità.

Non solo la nostra formazione ma soprattutto le nostre esperienze di vita, si trasferiscono nel modo in cui insegniamo. Per questo, nessun insegnante è uguale ad un altro, ed è limitativo definirsi attraverso lo stile (Hatha yoga, Kundalini yoga, Raja yoga, solo per citarne alcuni), e sempre per questo alcuni maestri sentono l’esigenza di definire con un nome nuovo lo stile che insegnano. D’altra parte, lo yoga è sempre stato trasmesso da Maestro a discepolo, in modo personale. Krishnamacharya ha insegnato sia a Desikachar, che era suo figlio, sia a Iyengar. Sono entrambi grandi Maestri, ma il loro stile di insegnamento è molto diverso. Le lezioni di gruppo sono una cosa moderna, risalgono più o meno agli anni ’20.

A distanza di tanti anni, ancora provo un senso di riverenza e di profonda  gratitudine per gli insegnamenti dello yoga, e ancora sento di aver tanto da imparare. Grazie di cuore Sonia, per il tuo dono e per l’affettuosa dedica “a Micaela, maestra sensibile ed accogliente”. Grazie allo yoga che mi ha permesso di esprimere queste qualità e di incontrare te, che le hai sapute apprezzare, e le mie allieve e i miei allievi, compagni di questo viaggio indimenticabile.

Ricorda che puoi acquistare il libro di cui ti ho parlato, accedendo ad Amazon direttamente da questo link http://amzn.to/2kiLbM4

Le foto di Vanda Scaravelli sono tratte dal web; l’altra foto è personale, scattata durante la manifestazione Energie nel Parco, una manifestazione olistica che organizziamo ogni autunno, insieme a Nike Magnoni e Maria Luisa Garabelli.

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2 risposte a “Tra terra e cielo, risvegliare la colonna attraverso la pratica yoga di Vanda Scaravelli”

  1. Anche a me piace molto questo tipo di approccio allo yoga. Seguo con piacere due insegnanti allieve dirette della “Vanda”. La chiamo per nome, è nel mio immaginario come una diva degli anni ’50 ^_^ me l’immagino al volante di una macchina cabrio con il foulard sulla testa e accanto Krisnamurti, un po’ come il “Sorpasso” cinematografico.

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