Riflessioni sull’insegnamento dello yoga

Quando ho iniziato a praticare yoga, nel 1995, in Italia non erano presenti tante scuole e tanti stili e non erano nemmeno così tante le persone che si avvicinavano alla pratica. 

In questi  ventitré anni, molto è cambiato,  a cominciare dalla percezione dello yoga – basti pensare a quante pubblicità utilizzano immagini legate allo yoga – anche da parte di chi non lo conosce e non lo pratica, ad un sempre maggior numero di praticanti,  ad una sempre maggior offerta di corsi e di stili, ad una sempre maggior presenza sui social media. 

Questa maggiore diffusione è, per alcuni versi, positiva, poiché la pratica regolare dello yoga ha in se’ un grande potenziale di conoscenza di se’ e di trasformazione e può aiutarci a vivere davvero la nostra vita, guidandoci alla scoperta del nostro scopo e del suo significato.

A proposito del significato della vita – che secondo la filosofia yogica è proprio quello di ri-scoprire, realizzare chi siamo veramente – e di quanto è importante per noi, voglio utilizzare le parole di Jeanette Winterson in “Perché essere felici quando si può essere normali”:

“La vita senza significato di un essere umano non ha la dignità dell’istinto animale. Non possiamo soltanto mangiare, dormire,  cacciare e riprodurci: siamo creature che cercano un significato”. 

Che riecheggia il più noto,

 “Fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza” nella Divina Commedia di Dante.

E lo yoga è davvero una scienza che ci guida nella nostra ricerca di significato, di virtù, di conoscenza.

La massiccia presenza sui social media rappresenta però un’arma a doppio taglio, veicolando spesso  pericolosi messaggi di perfezione del corpo e di ricerca della performance che non trovano certo riscontro nella tradizione dello yoga. 

Lo yoga rappresenta piuttosto un percorso verso la libertà, che avviene tramite un processo di reintegrazione personale, che comprende tutti gli aspetti dell’essere, “il corpo, il respiro, la mente, l’alimentazione, il comportamento dei sensi, le abitudini, la società e l’ambiente dell’individuo.” (A.G. Mohan).

Lo scopo delle pratiche fisiche è principalmente quello di mantenere il corpo sano e flessibile, per essere liberi di dedicarsi alle pratiche più “interne”. Inoltre, lavorare sul corpo insegna a osservare, a mantenere la calma sotto stress, a riconoscere le differenze individuali, a rilassare pensieri ed emozioni, tutte cose da trasportare dal tappetino alla vita quotidiana per vivere meglio con noi stessi, con gli altri, con la natura.

Un’altro aspetto critico di questa diffusione è che, per emergere nel mare di offerte, molti insegnanti cercano di differenziarsi dagli altri esprimendo critiche o giudizio su stili, pratiche, altri insegnanti, allontanandosi così dal significato più profondo dello yoga come “unione”.

Un esempio tratto da Facebook: “Yoga è consapevolezza. È lavorare sul corpo per calmare poi la mente e comprendersi in profondità. Può migliorare la fiducia in se’ stessi, la forza, la concentrazione, la flessibilità, ridurre lo stress, l’insonnia, le paure,… Adatto a tutti ma solo se si è pronti perché “Yoga è essere Yoga”, nessuna posizione da contorsionista o a testa all’ingiù o appesi a liane…”

Con le ultime parole si getta discredito su chi propone pose avanzate o l’utilizzo di strumenti come le amache dello yoga in volo, confondendo un dettaglio o uno strumento con la totalità dell’insegnamento.

A me sembra più importante con quale obiettivo si propone una postura avanzata o l’utilizzo di uno strumento; ed ancora di più quali sono i risultati che si ottengono con la pratica, in termini di benessere, di rilassamento, di aumento della capacità di concentrazione, di diventare testimoni di noi stessi, di agire a partire da uno stato di calma consapevolezza… 

Un’altra criticità tutta moderna è il proliferare di corsi per insegnanti troppo brevi, come succede anche nel mondo del fitness, ed anche di persone, pur animate da entusiasmo e buone intenzioni, che si improvvisano insegnanti di yoga. 

Di nuovo un esempio tratto da Facebook: “Mi è stato chiesto di mettere a disposizione le mie conoscenze nella pratica dello yoga. Ho pensato che sarebbe fantastico poter trasmettere quello che ho imparato in quasi quindici anni di dedizione a questa meravigliosa disciplina. Chiunque volesse provare, ci riuniamo il …. presso …  dalle … . Senza troppe aspettative ma solo con la curiositá e la disponibilitá di  metterci in gioco!! Non troverete dunque  una maestra veterana, perchè ho iniziato da poco il corso di formazione, ma  una persona innamorata della pratica e che crescerá insieme a voi , se lo vorrete!!!!!Inizieremo con le posture più semplici e chissá………..Vi aspetto tutti , venite a provare perché “lo yoga é per tutti ma non tutti sono per lo yoga”Namaste’ 😍🙏🙌.”

La premessa è che in Italia non esiste una vera e propria regolamentazione del settore, e le norme fanno soprattutto riferimento a temi fiscali.  A grandi linee, funziona più o meno così. Attualmente si può ottenere un tesserino tecnico per l’insegnamento della “ginnastica yoga” in un’associazione sportiva dilettantistica da uno dei comitati o enti che fanno riferimento al CONI sia con brevi corsi organizzati da questi stessi enti, che finora non si sono  occupati di yoga, sia facendo convertire un diploma ottenuto da altri enti.

Il  percorso  che ho seguito io, è stato di frequentare la scuola per insegnanti yoga di Carlo Patrian, della durata di un anno, con frequenza di un fine settimana al mese. A questa scuola, si veniva ammessi a seguito di un colloquio personale con Carlo Patrian che valutava la tua precedente esperienza di yoga, erano richiesti almeno quattro anni di pratica, e le tue motivazioni.

Oppure si può operare con partita iva.

Esistono diverse associazioni come la YANI, associazione nazionale insegnanti di yoga e la Yoga Alliance, ma la adesione ad esse è volontaria.

La mia opinione è che per insegnare yoga sia necessaria sia una pratica personale consistente, uno studio personale ma anche la partecipazione ad un corso di formazione specifico. 

La disciplina dello yoga, infatti, ha un ambito così vasto che nello studio “fai da te” è insito un grosso rischio di non avere la corretta visione di insieme, di conoscere solo alcuni aspetti senza immaginare nemmeno l’esistenza di altri…

In un corso di formazione completo invece si studiano il quadro filosofico di riferimento, le pratiche principali, nozioni di anatomia e fisiologia, e temi legati alla didattica e alla comunicazione.

Ricordo ancora molto bene, la difficoltà con cui, appena diplomata insegnante di yoga, mi sono avvicinata all’insegnamento, con profondo rispetto per una disciplina così benefica, così completa. Oggi come allora, pur con maggiore conoscenza e comprensione, sento ancora di avere tante cose da imparare, ma sono anche consapevole di quanto posso condividere con chi vuole camminare nella via dello yoga.

In questa offerta variegata ed istantanea, viene meno il riconoscimento del valore dell’insegnamento dello yoga. Siccome sembra che chiunque lo possa insegnare, allora sembra anche giusto che il prezzo di un corso di yoga sia molto basso. Complici anche le “promozioni stracciate” da parte di chi forse è “inconsapevolmente consapevole” di non avere molto da insegnare, o di chi fatica ad attribuire un valore monetario ad insegnamenti così importanti e profondi.

Così succede che,  le stesse persone che pagano tranquillamente 6€ o più per un apericena, valutano che 8€ per una lezione di yoga di un’ora e mezza sia “troppo caro”.

Trovo che sia importante dedicare a noi stessi anche occasioni ricreative e di interazione sociale, ma che il valore intrinseco di una pratica yoga sia necessariamente superiore, sia in termini di beneficio per il praticante sia in termini di competenze richiesta all’insegnante. 

“Guarda sotto la superficie: non lasciarti sfuggire la qualità o il valore intrinseco delle cose. Marco Aurelio”

Un bravo insegnante di yoga oltre alle competenze specifiche -la conoscenza del corpo, delle tecniche e della filosofia- deve avere sviluppato una serie di altre competenze.

Deve poter organizzare una pratica, il più possibile completa -cioè che comprenda tecniche che lavorino sui vari aspetti dell’essere- che rispetti principi di gradualità. 

Inoltre, l’insegnante deve aver sviluppato una certa flessibilità mentale che lo renda capace di adattare la pratica agli allievi, evitando di far pensare agli allievi stessi di doversi conformare a delle aspettative in termini di performance -che siano le proprie o quelle dell’insegnante- e di sottolineare l’importanza di ascoltare il proprio corpo, di lavorare su se stessi con impegno e disciplina ma rispettando i propri limiti.

“Lo yoga insegna a riconoscere i propri limiti, e da questi progredire”. B.K. S. Iyengar

Un insegnante deve anche avere buone doti di comunicazione, sia per quanto riguarda l’ascolto profondo sia per quanto riguarda la capacità di condividere gli insegnamenti. 

Infine, un insegnante di yoga deve manifestare una certa coerenza tra gli insegnamenti dello yoga e la propria vita. Perché lo yoga è una disciplina e una filosofia di vita. E perché insegno yoga proprio per i suoi effetti sulla mia vita.

Credere in qualcosa e non viverla, è disonestà. (Mahatma Gandhi)

L’unico vero fallimento nella vita è non agire in coerenza con i propri valori.(Buddha)

Un discorso a parte merita l’esperienza. Infatti, è evidente che sia l’esperienza nella pratica personale sia l’esperienza nell’insegnamento si maturano gradualmente. Personalmente, credo che così come “quando il discepolo è pronto, il Maestro appare”, gli allievi verranno attratti dall’insegnante adatto a loro, anche dal punto di vista dell’esperienza. 

Fotografie personali e tratte dal web

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Riflessioni su ahimsa, la non violenza, ed il dharma, il dovere

Namaste amiche ed amici. È un po’ di tempo che non scrivo, nonostante il desiderio di condividere con voi quello che lo yoga e la vita mi insegnano.

Ho dovuto risolvere alcune questioni del quotidiano ed altre legate allo spazio per l’insegnamento a Viterbo.

Lo spazio che utilizzavo infatti non è più disponibile per le mie lezioni, in quanto i proprietari ne avevano bisogno per altre attività.

Non potevo lasciare le mie allieve a metà corso e quindi ho dovuto cercare in fretta un altro posto. Anche se a me sembrava una mancanza di rispetto per le allieve, che a dire la verità in quell’orario non sono molte, non mi sono opposta, ho cercato un’altra soluzione, cercando di ascoltare l’intuizione e di lasciare fluire la situazione. 
Ho trovato subito un altro posto ed è nata una collaborazione nuova molto interessante, che mi ha portato, non solo ad avere un nuovo spazio per l’insegnamento, in via dei Monti Cimini 65, ma anche a poter fare una lezione settimanale presso il Parco Termale del Bagnaccio, che era nei miei desideri da tempo.

 

 

Ho anche lavorato a ritmo serrato ad un e-book, scritto a quattro mani con Andrea di A tutto yoga, che sarà presto disponibile per l’acquisto, dal titolo Riequilibrio elementare, una guida per ristabilire l’equilibrio fra gli elementi dentro di noi, attraverso la pratica dello yoga.

Nato dall’esperienza di un fine settimana di insegnamento insieme su questo argomento e dalla consapevolezza che si tratta di un argomento fondamentale ma non molto esplorato in corsi e libri.

 

Ma quello che più mi preme di condividere con voi è altro.

Parto da una premessa, ho un rapporto molto buono con entrambi i miei genitori. Ho sempre sentito il loro amore ed il loro sostegno ed ho imparato molto da ognuno di loro.
Mia madre si è presa molta cura di me e di mio fratello ed è una donna che ammiro per il suo anticonformismo, la sua libertà di pensiero e la sua creatività.
Mio padre, una persona solida e con un grande senso del dovere e della responsabilità, inventava per me delle storie di cui ero la protagonista o in cui lui mi raccontava la storia in modo diretto (per esempio, mi raccontava di quando, migliaia di anni prima, aveva scoperto il fuoco o inventato la ruota…).
Caratterialmente, somiglio molto a mio padre e, come lui, ho una natura irritabile. Siccome questo suo aspetto non mi piaceva, ho sempre lavorato su di me per sviluppare la pazienza ed ho cercato di evitare le liti e i contrasti. In questo, aiutata da mio figlio Lorenzo, che quando era molto piccolo ha rappresentato davvero una bella sfida.
Naturalmente anche lo yoga mi ha sostenuto molto in questo percorso.

Ma forse non avevo compreso del tutto.
Forse avevo frainteso il significato di “ahimsa”.

Un conto è rinunciare alle liti inutili e cercare l’armonia, altro è lasciare che vengano lesi i tuoi diritti.
Mi sono ritrovata sempre più spesso in situazioni in cui gli altri approfittavano della mia “bontà/stupidità”, mentre io, pur di evitare il contrasto diretto, rinunciavo a difendermi.
Finalmente, e faticosamente, ho capito che se un’altra persona sbaglia, e ti danneggia, è giusto anche mostrargli che sta sbagliando e lasciare che impari dalle conseguenze delle sue azioni. E allo stesso tempo, rispettare me stessa.

Nel tempo, ho imparato a non arrabbiarmi, o almeno ad arrabbiarmi pocoil ” trucco ” che uso è quello di pensare che ogni persona faccia del suo meglio, al suo livello di consapevolezza; non si comporta in modo sbagliato “contro di me” o contro qualcuno, ma perché la sua consapevolezza gli fa percepire quel comportamento come corretto o almeno giustificabile. Un po’ come un bambino…

Il passaggio che mi mancava, forse con un inconsapevole desiderio di apparire buona o per una sorta di errato senso di superiorità nei confronti delle cose materiali, era che, come quando un bambino sbaglia, anche se non mi arrabbio con lui, cerco di fargli capire perché quello che ha fatto è sbagliato e di indicargli una via più corretta, lo stesso avrei dovuto fare con gli adulti che si sono comportati in modo scorretto nei miei confronti.

Mi viene in mente a questo proposito un episodio della vita di Yogananda. Aveva dovuto rimproverare un suo discepolo per correggerlo, gli altri discepoli presenti hanno raccontato che il Maestro faceva su e giù per la stanza tuonando parole di rimprovero, sembrava davvero molto arrabbiato. Solo che, mentre camminava in direzione del discepolo rimproverato, i suoi occhi esprimevano disappunto ed ira, mentre camminava nell’altra direzione il suo sguardo e il suo volto erano calmi e sorridenti. Il suo cuore e la sua mente non erano controllati dalla rabbia, ma utilizzava lo sguardo, il tono di voce e l’atteggiamento da persona “arrabbiata” perché il suo messaggio fosse recepito da quel discepolo in quel momento.

Anche nella Bhagavad Gita, seppure il riferimento specifico siano una guerra e la sua naturale conseguenza, la morte, si afferma che bisogna seguire il proprio Dharma, cioè compiere il dovere che deriva dal tuo ruolo, dalla tua funzione, all’interno della società.

“Canto II
6. Né sappiamo da quale parte far pendere la bilancia: vincere o essere vinti da loro. Se uccidiamo questi figli di Dhrtarastra qui levati contro di noi, non avremo più voglia di vivere!
7. Per colpa della mia compassione, il mio naturale valore si muta; con la mente dubbiosa su quello che tocca il mio dovere, io te lo chiedo: dimmi in modo sicuro quale sarebbe per me la cosa migliore. Sono tuo discepolo, istruiscimi, poiché mi rimetto a te.
11. Provando pietà per coloro che della pietà non sanno che farsene, tu parli il linguaggio della saggezza. Ma i dotti non si impietosiscono ne per coloro che se ne sono già andati, ne per coloro che non lo sono ancora.
18. Questi corpi hanno una fine; lo spirito che vi si incarna è eterno, indistruttibile, incommensurabile. Ecco ciò che si proclama. E perciò combatti, discendente di Bharata.”

Lasciando germogliare dentro di me i semi degli insegnamenti, finalmente ho compreso che sbagliavo e ho agito di conseguenza.

  • Ho capito che volevo interrompere la ruota del karma che mi portava ad incontrare persone che, approfittando della situazione, mi danneggiavano economicamente.

Ho capito che potevo essere invece strumento del loro karma, che forse potevo aiutarli a comprendere di essere in errore.

 

Ho lottato, rivolgendomi alla giustizia, e ho vinto, ottenendo la restituzione di quanto dovuto.

Sono soddisfatta di me, e posso iniziare un nuovo progetto.

Anzi, più di uno…

Insieme a Nike Magnoni e a Maria Luisa Garabelli, abbiamo iniziato l’organizzazione della quarta edizione di Energie nel Parco, che si terrà nel salone e nei giardini di Villa Savorelli a Sutri (VT) il prossimo 24 settembre. 

Una giornata di lezioni di yoga ed attività collegate, tutte gratuite, una festa dello yoga e dello stare bene in armonia con noi stessi, con gli altri, con la natura.

Abbiamo già presentato la richiesta al Comune, preparato il primo programma, richiesto preventivi, stretto accordi. Sti amo cercando ancora qualche sponsor…

L’altro progetto che ho avviato, più personale, è la ristrutturazione del B&B adiacente al salone dello yoga, sede de Le Torrette Asd, a Sutri. 

Un simbolo di rinascita, visto che si è deteriorato proprio a causa di persone che non hanno pagato o hanno fatto danni. Spero presto di potervelo mostrare, almeno virtualmente.

 

Immagini tratte dal web e personali.

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