Riflessioni in cammino

Oggi sono andata a fare una passeggiata in campagna, nei dintorni di casa.

La natura si è trasformata molto nel giro di queste settimane: prima un’esplosione di fioriture colorate, poi gradualmente una predominanza di verde e del colore del grano e del fieno. I fiori sono diminuiti in specie, e sono più discreti. Alcune coltivazioni sono state già raccolte, altre piante si avviano alla maturazione, altre preparano i frutti.

Ho messo le cuffiette per ascoltare un po’ di musica ed ho iniziato con il mantra Prabh Kai Simran di cui ho appena terminato una pratica di 120 giorni.

Immaginavo semplicemente di accompagnare la mia passeggiata con l’ascolto di musiche piacevoli e rilassanti, invece l’ascolto ha risvegliato in me delle sensazioni forti, che hanno stimolato delle riflessioni che condivido volentieri con chi è interessato.

Il mantra ha immediatamente richiamato alla mente i movimenti della Comunicazione Celestiale, che all’inizio ho anche accennato con le mani e con le braccia. Ho volontariamente spostato la mia attenzione sul camminare, e smesso di muovere mani e braccia. Il mio “piano” infatti era di fare un’attività fisica un po’ più intensa, avevo già fatto la mia pratica con la comunicazione celestiale Jy-o Bhaaveh e la meditazione.

Da quel momento, ho avuto la forte sensazione di essere stabile e centrata nel camminare ma era come se la parte superiore del corpo fosse separata dalla parte inferiore -non in senso negativo, come se ci fosse una mancanza di comunicazione fra le due parti, bensì in senso positivo, come se fosse possibile invece una tale comunicazione da consentire attività diverse alle due parti del corpo- e stesse danzando i movimenti della Comunicazione Celestiale. Potevo vedere i movimenti nella mia mente e sentirne l’effetto nel mio corpo energetico. Succedeva esattamente l’opposto di quello che succede durante la pratica: in quel caso le gambe sono ferme,  e si muovono il busto, le braccia, le mani, la testa; in questo caso, erano le gambe a muoversi, la parte superiore del corpo offriva la centratura ed il movimento di questa parte era solo un movimento interno, puramente energetico.

Mi sembrava che, ad ogni passo, la natura riflettesse ed amplificasse il significato del mantra. Alla fine, sono state queste riflessioni ad accompagnare la mia passeggiata. Non ho messo altra musica.

Il mantra Prabh Kai Simran è un mantra che avvia un processo di trasformazione. Se ti interessa farne esperienza, ti consiglio di acquistare il programma guidato da Sara Avtar, che è la creatrice della Shakti dance e autrice della musica e dei movimenti della Comunicazione Celestiale.

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La natura ci mostra come la trasformazione sia un processo inevitabile e funzionale. Se i fiori durassero per sempre non avremmo i frutti, se non ci fosse il riposo dell’inverno, le piante non avrebbero l’energia necessaria per la fioritura.

Mentre camminavo e mi guardavo intorno, e percepivo i movimenti della comunicazione celestiale “in background”, mi veniva spontaneo riflettere sul significato del mantra e su come quello che vedevo sembrava sottolinearlo.

Il testo del mantra e la sua traduzione/spiegazione sono quello che ho imparato da Sara Avtar, e che si trovano, in modo più approfondito, nel suo programma. Le riflessioni invece sono personali.

La prima linea del mantra è Prabh Kai Simran tirath ishnaani, che vuol dire “Ricordando il vero Se’, siamo purificati e liberati come se ci immergessimo nelle acque di un sacro lago durante un pellegrinaggio.”

Decisamente per me, essere nella natura, è un tuffo rigenerante, che mi aiuta a “essere” semplicemente, senza sovrastrutture, in modo istintivo. Ogni volta che mi permetto di fare parte della natura, sono purificata, sono nel “qui ed ora”, immersa nel presente con tutta me stessa, senza bisogno di apparire o desiderio di essere, avere o fare qualcosa di diverso.

La seconda linea del mantra è Prabh Kai Simran dhargeh manee, cioè “Ricordando il vero Se’, ci vengono tributati onore e rispetto alla corte della realtà”. Dobbiamo essere autentici, allineati con la nostra natura interiore, perché sia riconosciuto il nostro valore. 

Da una parte, questa è la regola, se osserviamo la natura è evidente come ogni “cosa” -minerale, vegetale, animale- abbia il suo compito ed il suo ruolo e, per questo motivo, il suo valore. Tutto è collegato, ogni compito e ruolo è necessario al funzionamento del tutto, al raggiungimento dello scopo della Natura. 

Inoltre, la natura non mistifica, non mente, le cose sono quello che sono. Come essere umano, devo allinearmi con lo scopo della mia anima, ed impegnarmi a manifestarlo sul piano della realtà, per ottenere l’appagamento.

La terza linea del mantra è Prabh Kai Simran ho-ay so bhalaa, che significa “Ricordando e meditando sul vero Se’, si manifestano gioventù e salute”.

Gioventù e salute si manifestano anche vivendo il più possibile a contatto con la natura, sia nel senso proprio di trascorrere del tempo all’ aperto, respirando aria buona, assorbendo l’energia del sole e permettendo al corpo di muoversi e diventare più forte. Sia nel senso di seguire i principi dell’Ayurveda, che collega le pratiche per mantenersi in salute ai ritmi della natura e all’equilibrio degli elementi.

La quarta linea del mantra è Prabh Kai Simran Sufal Falaa, il cui significato è “Ricordando e meditando sul vero Se’, si fiorisce e si raccoglie il frutto del seme della nostra anima”. Il seme divino che è dentro di noi, è nutrito e può manifestarsi grazie  alla meditazione, che ci permette di riconoscere quella scintilla divina, di allinearci con la nostra vera natura ed il nostro scopo, di manifestare quell’intenzione e diventare quello che siamo realmente, proprio come il fiore e il frutto hanno bisogno della terra fertile, dell’acqua e del sole per sbocciare e maturare.

La quinta linea del mantra è Say Simrahi Jin Aap Simraa-ay, che vuol dire “Ricordano il vero Se’ nella meditazione coloro i quali il Se’ ispira a meditare”.

È un circolo virtuoso di disciplina e grazia, con disciplina pratico ed imparo ad  abbandonarmi alla grazia e la grazia si riversa in me, aumentando il desiderio di meditare e ricevendo sempre più quell’appagamento di essere in sintonia con il Se’. La natura è sempre stata per me ciò che mi faceva pensare a qualcosa di più del semplice piano materiale, tutta questa bellezza mi commuove, risveglia la gioia, la pace e la gratitudine dentro di me e sento di non avere bisogno di nient’altro. 

La sesta e ultima linea del mantra è Nanaak taakai larga-o paa-ay, cioè “Nanaak (uno dei guru della tradizione del Kundalini yoga) si inchina ai piedi di questi esseri umili”. Questo verso è un richiamo alla condivisione, al desiderio e alla necessità di trascorrere il proprio tempo con persone che fanno lo stesso percorso, all’esigenza di una comunità spirituale che ci permette più facilmente di percepire l’essenza, la verità della nostra identità più profonda.

Come nelle parole di Gesù: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Matteo 18:15-20). 

Mi piace particolarmente il richiamo all’umiltà, ricordare che il percorso spirituale appartiene a tutti, che ognuno lo intraprende a modo suo e lo percorre con i suoi tempi, ma siamo tutti sullo stesso piano. Forse qualcuno si è avviato prima, ha più esperienza, ha già iniziato a manifestare la pienezza della vera identità ma questo non lo rende migliore in confronto agli altri, solo migliore in confronto a se stesso. 

Dove imparare l’umiltà se non osservando la natura e vivendola? Come dicevo prima, ogni “cosa”, anche la più piccola, ha il suo ruolo ed ogni ruolo è necessario al buon funzionamento del tutto. Quindi non esiste qualcosa di più importante e qualcosa di meno importante, non c’è scelta se non quella dell’ umiltà. Se poi penso a quando mi confronto con le forze della natura, magari durante un’escursione in montagna, per le asperità del terreno, per la ripidezza di alcune salite, per il tempo che può cambiare e diventare inclemente, mi rendo conto di quanto sono “piccola” e che l’unico modo di stare al mondo è di avere un grande rispetto per tutto quello che ci circonda.

Questa passeggiata si è rivelata una grande fonte di ispirazione ed una forma di meditazione attiva. 

Verso la fine, ho deciso di ascoltare  nuovamente il mantra e, all’attacco della  musica, proprio per la sua sonorità, mi è venuta in mente  l’immagine di un serpente che si muove sinuoso ipnotizzato dai movimenti del flauto dell’incantatore, e ho pensato che anche la kundalini -l’energia primordiale che dorme, come un serpente arrotolato su se’ stesso tre volte e mezzo alla base della colonna- viene invitata a risalire nella Sushumna -il canale energetico centrale-  dai movimenti di questa comunicazione celestiale, avviando così il processo di trasformazione e di manifestazione della nostra vera natura.

Se vuoi partecipare alle mie lezioni di Shakti dance, contattami con whatsapp 3398975702 oppure email yogarelax.mj@gmail.com.

Le fotografie sono tutte personali, eccetto le foto contenute nel calendario yoga, che sono di Renato Giustini. Calendario realizzato a sostegno della Rewananda Free Art School di Maheshwar (India). Ringrazio le mie allieve che si sono prestate a fare da modelle, Renato Giustini per aver i regalato la sua professionalità ed Edizioni Mediterranee per avere sponsorizzato la stampa.

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Namaste’