Riflessioni in cammino

Oggi sono andata a fare una passeggiata in campagna, nei dintorni di casa.

La natura si è trasformata molto nel giro di queste settimane: prima un’esplosione di fioriture colorate, poi gradualmente una predominanza di verde e del colore del grano e del fieno. I fiori sono diminuiti in specie, e sono più discreti. Alcune coltivazioni sono state già raccolte, altre piante si avviano alla maturazione, altre preparano i frutti.

Ho messo le cuffiette per ascoltare un po’ di musica ed ho iniziato con il mantra Prabh Kai Simran di cui ho appena terminato una pratica di 120 giorni.

Immaginavo semplicemente di accompagnare la mia passeggiata con l’ascolto di musiche piacevoli e rilassanti, invece l’ascolto ha risvegliato in me delle sensazioni forti, che hanno stimolato delle riflessioni che condivido volentieri con chi è interessato.

Il mantra ha immediatamente richiamato alla mente i movimenti della Comunicazione Celestiale, che all’inizio ho anche accennato con le mani e con le braccia. Ho volontariamente spostato la mia attenzione sul camminare, e smesso di muovere mani e braccia. Il mio “piano” infatti era di fare un’attività fisica un po’ più intensa, avevo già fatto la mia pratica con la comunicazione celestiale Jy-o Bhaaveh e la meditazione.

Da quel momento, ho avuto la forte sensazione di essere stabile e centrata nel camminare ma era come se la parte superiore del corpo fosse separata dalla parte inferiore -non in senso negativo, come se ci fosse una mancanza di comunicazione fra le due parti, bensì in senso positivo, come se fosse possibile invece una tale comunicazione da consentire attività diverse alle due parti del corpo- e stesse danzando i movimenti della Comunicazione Celestiale. Potevo vedere i movimenti nella mia mente e sentirne l’effetto nel mio corpo energetico. Succedeva esattamente l’opposto di quello che succede durante la pratica: in quel caso le gambe sono ferme,  e si muovono il busto, le braccia, le mani, la testa; in questo caso, erano le gambe a muoversi, la parte superiore del corpo offriva la centratura ed il movimento di questa parte era solo un movimento interno, puramente energetico.

Mi sembrava che, ad ogni passo, la natura riflettesse ed amplificasse il significato del mantra. Alla fine, sono state queste riflessioni ad accompagnare la mia passeggiata. Non ho messo altra musica.

Il mantra Prabh Kai Simran è un mantra che avvia un processo di trasformazione. Se ti interessa farne esperienza, ti consiglio di acquistare il programma guidato da Sara Avtar, che è la creatrice della Shakti dance e autrice della musica e dei movimenti della Comunicazione Celestiale.

https://www.shaktidanceacademy.com/product/prabh-kai-simran-cc-video-sara-avtar/

La natura ci mostra come la trasformazione sia un processo inevitabile e funzionale. Se i fiori durassero per sempre non avremmo i frutti, se non ci fosse il riposo dell’inverno, le piante non avrebbero l’energia necessaria per la fioritura.

Mentre camminavo e mi guardavo intorno, e percepivo i movimenti della comunicazione celestiale “in background”, mi veniva spontaneo riflettere sul significato del mantra e su come quello che vedevo sembrava sottolinearlo.

Il testo del mantra e la sua traduzione/spiegazione sono quello che ho imparato da Sara Avtar, e che si trovano, in modo più approfondito, nel suo programma. Le riflessioni invece sono personali.

La prima linea del mantra è Prabh Kai Simran tirath ishnaani, che vuol dire “Ricordando il vero Se’, siamo purificati e liberati come se ci immergessimo nelle acque di un sacro lago durante un pellegrinaggio.”

Decisamente per me, essere nella natura, è un tuffo rigenerante, che mi aiuta a “essere” semplicemente, senza sovrastrutture, in modo istintivo. Ogni volta che mi permetto di fare parte della natura, sono purificata, sono nel “qui ed ora”, immersa nel presente con tutta me stessa, senza bisogno di apparire o desiderio di essere, avere o fare qualcosa di diverso.

La seconda linea del mantra è Prabh Kai Simran dhargeh manee, cioè “Ricordando il vero Se’, ci vengono tributati onore e rispetto alla corte della realtà”. Dobbiamo essere autentici, allineati con la nostra natura interiore, perché sia riconosciuto il nostro valore. 

Da una parte, questa è la regola, se osserviamo la natura è evidente come ogni “cosa” -minerale, vegetale, animale- abbia il suo compito ed il suo ruolo e, per questo motivo, il suo valore. Tutto è collegato, ogni compito e ruolo è necessario al funzionamento del tutto, al raggiungimento dello scopo della Natura. 

Inoltre, la natura non mistifica, non mente, le cose sono quello che sono. Come essere umano, devo allinearmi con lo scopo della mia anima, ed impegnarmi a manifestarlo sul piano della realtà, per ottenere l’appagamento.

La terza linea del mantra è Prabh Kai Simran ho-ay so bhalaa, che significa “Ricordando e meditando sul vero Se’, si manifestano gioventù e salute”.

Gioventù e salute si manifestano anche vivendo il più possibile a contatto con la natura, sia nel senso proprio di trascorrere del tempo all’ aperto, respirando aria buona, assorbendo l’energia del sole e permettendo al corpo di muoversi e diventare più forte. Sia nel senso di seguire i principi dell’Ayurveda, che collega le pratiche per mantenersi in salute ai ritmi della natura e all’equilibrio degli elementi.

La quarta linea del mantra è Prabh Kai Simran Sufal Falaa, il cui significato è “Ricordando e meditando sul vero Se’, si fiorisce e si raccoglie il frutto del seme della nostra anima”. Il seme divino che è dentro di noi, è nutrito e può manifestarsi grazie  alla meditazione, che ci permette di riconoscere quella scintilla divina, di allinearci con la nostra vera natura ed il nostro scopo, di manifestare quell’intenzione e diventare quello che siamo realmente, proprio come il fiore e il frutto hanno bisogno della terra fertile, dell’acqua e del sole per sbocciare e maturare.

La quinta linea del mantra è Say Simrahi Jin Aap Simraa-ay, che vuol dire “Ricordano il vero Se’ nella meditazione coloro i quali il Se’ ispira a meditare”.

È un circolo virtuoso di disciplina e grazia, con disciplina pratico ed imparo ad  abbandonarmi alla grazia e la grazia si riversa in me, aumentando il desiderio di meditare e ricevendo sempre più quell’appagamento di essere in sintonia con il Se’. La natura è sempre stata per me ciò che mi faceva pensare a qualcosa di più del semplice piano materiale, tutta questa bellezza mi commuove, risveglia la gioia, la pace e la gratitudine dentro di me e sento di non avere bisogno di nient’altro. 

La sesta e ultima linea del mantra è Nanaak taakai larga-o paa-ay, cioè “Nanaak (uno dei guru della tradizione del Kundalini yoga) si inchina ai piedi di questi esseri umili”. Questo verso è un richiamo alla condivisione, al desiderio e alla necessità di trascorrere il proprio tempo con persone che fanno lo stesso percorso, all’esigenza di una comunità spirituale che ci permette più facilmente di percepire l’essenza, la verità della nostra identità più profonda.

Come nelle parole di Gesù: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Matteo 18:15-20). 

Mi piace particolarmente il richiamo all’umiltà, ricordare che il percorso spirituale appartiene a tutti, che ognuno lo intraprende a modo suo e lo percorre con i suoi tempi, ma siamo tutti sullo stesso piano. Forse qualcuno si è avviato prima, ha più esperienza, ha già iniziato a manifestare la pienezza della vera identità ma questo non lo rende migliore in confronto agli altri, solo migliore in confronto a se stesso. 

Dove imparare l’umiltà se non osservando la natura e vivendola? Come dicevo prima, ogni “cosa”, anche la più piccola, ha il suo ruolo ed ogni ruolo è necessario al buon funzionamento del tutto. Quindi non esiste qualcosa di più importante e qualcosa di meno importante, non c’è scelta se non quella dell’ umiltà. Se poi penso a quando mi confronto con le forze della natura, magari durante un’escursione in montagna, per le asperità del terreno, per la ripidezza di alcune salite, per il tempo che può cambiare e diventare inclemente, mi rendo conto di quanto sono “piccola” e che l’unico modo di stare al mondo è di avere un grande rispetto per tutto quello che ci circonda.

Questa passeggiata si è rivelata una grande fonte di ispirazione ed una forma di meditazione attiva. 

Verso la fine, ho deciso di ascoltare  nuovamente il mantra e, all’attacco della  musica, proprio per la sua sonorità, mi è venuta in mente  l’immagine di un serpente che si muove sinuoso ipnotizzato dai movimenti del flauto dell’incantatore, e ho pensato che anche la kundalini -l’energia primordiale che dorme, come un serpente arrotolato su se’ stesso tre volte e mezzo alla base della colonna- viene invitata a risalire nella Sushumna -il canale energetico centrale-  dai movimenti di questa comunicazione celestiale, avviando così il processo di trasformazione e di manifestazione della nostra vera natura.

Se vuoi partecipare alle mie lezioni di Shakti dance, contattami con whatsapp 3398975702 oppure email yogarelax.mj@gmail.com.

Le fotografie sono tutte personali, eccetto le foto contenute nel calendario yoga, che sono di Renato Giustini. Calendario realizzato a sostegno della Rewananda Free Art School di Maheshwar (India). Ringrazio le mie allieve che si sono prestate a fare da modelle, Renato Giustini per aver i regalato la sua professionalità ed Edizioni Mediterranee per avere sponsorizzato la stampa.

Lasciate pure i vostri commenti e/o condividete l’articolo.

Namaste’

Namaste’!

Questo mese -febbraio 2018- nella lezione di Hatha yoga a Sutri, stiamo lavorando sull’espansione del torace, per stimolare e portare in equilibrio il chakra del cuore. Questo post è dedicato in particolare alle mie allieve ed allievi, come materiale di supporto e di riflessione, ma spero che sia utile a chiunque altro abbia voglia di leggerlo.

Vorrei iniziare con una descrizione schematica del quarto chakra, che è utile anche come promemoria, per poi approfondire l’esame di alcuni aspetti importanti collegati con il chakra del cuore.

Anahata -che significa non colpito- si trova nella regione del cuore. Rappresenta il punto di incontro fra i tre chakra più fisici e i tre più mentali.

Il suo colore è il verde smeraldo ed è collegato all’elemento aria, presiede a tutto ciò che ha a che fare con i rapporti con gli altri: polmoni, cuore, timo, braccia e mani.

Disfunzioni
A livello fisico: asma, malattie polmonari e bronchiali, ipertensione, malattie cardiache
A livello psico emotivo: dolori dell’anima, difficoltà nelle relazioni
Temi chiave: amore; approvazione; compassione; senso di connessione; equilibrio; guarigione; respiro
Atteggiamenti positivi: amore incondizionato, devozione, perdono, compassione, empatia, altruismo
Atteggiamenti negativi: gelosia, senso del possesso
Musica: classica, folk
Cibo: noci, germogli, miele
Verbo descrittivo: Io amo
Senso: tatto
Diritto di amare e di essere amati
Demone: dolore
Anga dello yoga: pranayama
Yantra: un loto con dodici petali di colore verde o vermiglio, che rappresentano le vritti, le fluttuazioni della mente, che dovrebbero cessare attraverso la pratica dello yoga. Due triangoli sovrapposti che indicano l’unione del principio maschile e di quello femminile. Il triangolo giallo che rappresenta la luce, il calore e la forza del sole. Le due divinità del chakra sono Isvara, un aspetto di Shiva, e Kakini. La falce di luna crescente rappresenta il granthi di Vishnu, il nodo o blocco psichico, che deve essere sciolto per poter raggiungere l’illuminazione. L’antilope nera è il veicolo di Vayu, il vento, e rappresenta la velocità delle passioni, del pensiero e del desiderio. Il bija Mantra è Yam.

Il quarto chakra espande davvero molto il campo del potenziale umano e ci apre direttamente al mistero dell’essere umano.

Infatti, mentre in ognuno dei primi tre chakra possiamo vedere all’opera una legge di causa-effetto fra impulsi e bisogni da una parte e azioni dall’altra -a livello dei primi tre chakra si possono fare molti paragoni con gli altri animali basati sull’istinto di protezione, procreazione e socializzazione- a livello del chakra del cuore, non basta più nessuna comprensione semplicistica o comportamentale.

Nel cuore è presente un intero universo di sentimenti ed emozioni, che da alla vita umana la sua ricchezza, dimensione, complessità e anche dolore.

Lo yoga offre una prospettiva unica sul mistero del cuore, secondo la quale tutte le forme di amore umano sono viste come sfumature dell’amore divino.

Tutte le nostre esperienze d’amore a livello umano sono riflessi e indicazioni verso quell’unico amore, che è lo Spirito. L’amore umano rappresenta allo stesso tempo un riflesso ed un’apertura verso una più grande visione ed esperienza dell’amore. Il senso di incompletezza talvolta sperimentato come dolore, nell’amore umano, è lo stimolo ad intraprendere un cammino di ricerca e di conoscenza. È attraverso questo percorso che conosciamo ed integriamo tutti gli aspetti delle nostre vite -fisico, psicologico e spirituale- all’interno di questo cuore più grande, che è il cuore dell’universo, la nostra vera natura, il Divino.
Il potere e il magnetismo di questo amore spirituale sono così grandi, che è sufficiente solo un pallido riflesso di questo amore, quello che comunemente sperimentiamo come amore personale ed affetto, a creare una specie di trance in cui molte persone vivono l’intera vita.
Nel bhakti yoga, l’intera capacità dell’amore umano viene diretta verso il divino.

Per alcuni individui, il puro amore devozionale, seguendo il sentiero del bhakti yoga, è un sentiero completo in se stesso.
Per molti di noi, tuttavia, la complessità del cuore, richiede un percorso che comprenda tutti gli aspetti della vita, per riuscire alla fine a vedere il Divino all’interno del nostro stesso cuore.
Il cuore rappresenta lo spazio in cui il viaggio della vita si compie, viene trasformato ed integrato.
Il cuore è uno spazio in cui si compie l’alchimia e la materia della vita viene trasformata nello spirito attraverso la comprensione della natura della vita stessa. Questa comprensione passa attraverso la comprensione dell’amore incondizionato, della compassione e della libertà spirituale.
Il processo che ci permette di sviluppare l’amore incondizionato non è tanto il trascendere la realtà materiale per connetterci al Divino. Piuttosto, questo processo richiede la capacità di usare tutte le esperienze della vita per comprendere che la vita di ogni giorno, quando affrontata con consapevolezza e coraggio, è il Divino stesso.
Il cuore è come se fosse una classe scolastica, la classe in cui si tengono le lezioni della vita, che vengono poi integrate e trasformate dagli “alunni”. Questa trasformazione implica il vivere la vita pienamente, profondamente, intensamente e, allo stesso tempo, sapere che esiste un punto al centro del cuore che è sempre completo e calmo.
La vita deve essere abbracciata nella sua completezza, prima di poter evolvere verso i chakra superiori. I piani più elevati dell’esistenza devono essere completamente integrati con la realtà della vita quotidiana, che non può essere esclusa.

Questa comprensione è riflessa nel simbolo stesso del chakra del cuore, come già detto, una stella composta da due triangoli, uno con il vertice rivolto verso il basso e l’altro con il vertice rivolto verso l’alto. Il triangolo con il vertice rivolto verso il basso rappresenta la nostra connessione ed il radicamento nei primi tre chakra, gli aspetti pratici e fondamentali del nostro essere. Il triangolo rivolto verso l’alto rappresenta la nostra connessione agli aspetti spirituali dell’essere, cui possiamo accedere solo quando questi aspetti sono integrati con gli aspetti sviluppati nei primi chakra. Lo spazio al centro del triangolo è lo spazio del cuore in cui avviene la trasformazione alchemica e l’accettazione della vita, contemporaneamente a livello materiale e spirituale.
Il cuore ha il compito di integrare tutti gli aspetti del nostro essere.

La stella a sei punte è anche un simbolo dell’elemento aria, che è l’elemento del chakra del cuore. Il complesso di sentimenti, emozioni e sensazioni che sono nel cuore, sono sottili, soggetti a cambiamenti ed intangibili, proprio come l’aria. Qualunque tentativo di controllare, gestire o contenere queste emozioni, è destinato al fallimento, proprio perché le emozioni hanno qualità simili all’aria. Se l’aria viene compressa, il risultato finale sara un’esplosione, che è esattamente quello che avviene quando le emozioni vengono represse per un periodo di tempo troppo lungo. A volte, può essere necessario per il nostro equilibrio, contenere le emozioni. Ma solo per un breve periodo di tempo, per potergli prestare in seguito la dovuta attenzione, per poterle poi accettare e lasciar andare.

E’ necessario creare uno spazio aperto all’interno del cuore in cui tutti i sentimenti e le sensazioni possano respirare ed essere liberi di muoversi.
In questo caso, sentimenti ed emozioni si calmeranno e saranno accessibili per noi, nel nostro processo di esplorazione, che è il viaggio di auto scoperta.
Questo percorso ci porterà a comprendere che tutti i sentimenti nel cuore, il dolore e la gioia, le ferite e l’esaltazione, derivano dal fondamentale desiderio di amare e di essere amati. Se esploriamo la natura dell’amore, arriviamo alla comprensione del fatto che l’amore non è un oggetto all’esterno, ma è la natura del cuore stesso. Quando finalmente sperimentiamo la natura del cuore come amore, allora i sentimenti di vergogna e colpa non hanno più motivo di esistere, perché ci rendiamo conto che tutte le nostre azioni erano tentativi di trovare e dare amore, con la limitata comprensione che avevamo in quel momento. Allo stesso modo, non abbiamo più bisogno di mettere in colpa gli altri ne’ di “arrabbiarci” con loro, perché comprendiamo che ognuno agisce in base alla comprensione che ha in quel momento.

Un altro aspetto importante, nel simbolismo del chakra del cuore, è quello dell’aria, intesa come strumento per l’assimilazione del prana, la forza vitale.
Sia la forza vitale che il chakra del cuore, sono simboleggiati dal colore verde. Il verde rappresenta infatti la vibrante abbondanza della vita stessa, che è una manifestazione del prana.
Il verde è il colore della clorofilla, che rende possibile a tutte le piante utilizzare la luce solare come energia. In natura, l’assorbimento del prana avviene istintivamente.

Negli esseri umani, il flusso del prana può essere ostacolato da blocchi energetici a livello del cuore. Questi blocchi sono formati dall’insieme delle ferite e delle perdite, che, rivolti all’esterno come una barriera di protezione, creano separazione fra noi è il mondo, fra noi e le altre persone, mentre, dentro di noi, creano separazione fra noi e il nostro stesso cuore. In entrambi i casi, gli schemi di pensiero e le azioni conseguenti, intesi a proteggerci dalla sofferenza, in realtà generano ulteriore sofferenza.

Quando, per paura di essere feriti, o per spirito di competizione e di perfezionismo, o perché sperimentiamo ostilità e rabbia, proteggiamo il nostro cuore, chiudendolo all’interno di una corazza, in cui l’amore non riesce a scorrere né verso l’esterno né verso l’interno, trasformiamo il nostro cuore in una “pentola a pressione”, creando una situazione potenzialmente pericolosa per il sistema cardiovascolare, e causando ipertensione ed infarti. Anche la depressione può portare a malattie cardiache.

Se il chakra del cuore è aperto, il prana può fluire liberamente dal centro del cuore e irradiare attraverso il nostro intero essere.
Il prana dà al corpo fisico l’energia e la volontà di vivere completamente e pienamente.
Il prana fornisce alla mente l’energia per trasformare l’esperienza in conoscenza ed il coraggio di accettare la vita così com’è.
Infine, il prana, ci permette di comprendere che la nostra vera realtà è lo spirito, ed è qui che prana e cuore diventano uno.

Il centro del cuore è un punto di concentrazione importante per la pratica spirituale. Cuore in sanscrito si dice HRIDH mentre il centro spirituale del cuore si dice HRIDAYA. Questo centro spirituale è situato sul lato destro del petto, alla stessa altezza del cuore anatomico.
Dal momento che molte pratiche yogiche che fanno riferimento al cuore come centro di attenzione, potrebbero interferire con le funzioni del cuore fisico, il cuore spirituale si trova in una posizione leggermente diversa.
Il cuore spirituale viene considerato la sede dell’anima ed il punto centrale del vero Se.
Per questo, molte pratiche yoga si concentrano sulla purificazione del chakra del cuore e dell’elemento aria, come parte integrante del processo di guarigione e di trasformazione.

Il cuore è anche la sede di uno dei tre granthi, o nodi, che ostacolano la trasformazione spirituale. Il nodo del cuore, Vishnu granthi, è il simbolo archetipico del cuore bloccato o chiuso, le cui limitazioni vengono rimosse in un processo di trasformazione attraverso le pratiche yogiche. Questo processo di trasformazione deve includere la comprensione dell’amore incondizionato e della compassione come pura essenza di ciò che siamo.

L’amore incondizionato, nella prospettiva yogica, emerge da un processo di de-condizionamento rispetto a tutte le nostre convinzioni su chi siamo, come personalità limitata.
Come abbiamo visto, tutte le forme d’amore e di affezione sono solo riflessi di un amore intrinseco, che è sempre presente. La compassione e il perdono vanno compresi e sperimentati, in questo contesto più ampio d’amore.

La compassione è la realizzazione che, dato il livello attuale dell’evoluzione umana -in cui la ricerca d’amore e la difesa dal dolore sono aspetti naturali del comportamento umano-la vera compassione è rendersi conto che ognuno di noi, in modo diverso, interpreta la vita come la ricerca di amore e felicità fuori da noi stessi. Ed è proprio questo errore di valutazione, la ricerca rivolta all’esterno invece che all’interno, che ci fa sperimentare la sofferenza. E, a sua volta, la sofferenza può condurci ad una nuova visione dell’amore.
La compassione è fare sempre un passo indietro, specialmente nelle difficoltà e nelle sfide, per vedere noi negli altri e gli altri in noi, comprendere il dolore dell’altro che è uguale al nostro, la ricerca dell’altro che è uguale alla nostra.
Accettare noi stessi e la vita con compassione ad ogni stadio di evoluzione, apre la porta al perdono.

Quando impariamo a guardare con gli occhi del cuore, diventiamo più aperti e più vulnerabili ma, allo stesso tempo, siamo in grado di osservare le cose che ci succedono in maniera meno “personale”, con se fossimo un semplice testimone, quindi, con maggior semplicità e maggior chiarezza.
Questa chiarezza ci permette di vivere più spesso dal cuore invece di reagire in maniera automatica, guidati dalle risposte condizionate che costituiscono la nostra personalità.
È la personalità condizionata che è la vittima e che ha bisogno di perdonare l’altro. È la stessa personalità condizionata che offende, si vergogna, cerca il perdono.
Quando abbiamo comprensione della nostra essenza come amore, perdono e compassione, queste qualità ci permettono di vedere e onorare tutta la nostra vita come un processo necessario di apprendimento, crescita e maturazione.

Il percorso di conoscenza e apertura del cuore ha implicazioni non solo per l’individuo ma anche per le nostre comunità, società e per il pianeta stesso. Infatti, senza un’etica di accudimento, cooperazione e altruismo, basata sull’accettazione di valori più alti come l’amore incondizionato e la compassione, sono in pericolo le fondamenta stesse della vita e dell’evoluzione umana.

Nel nostro personale percorso di comprensione del cuore, io e le mie allieve, abbiamo avuto la possibilità di ospitare a Le Torrette (Sutri) una lezione del Maestro Amadio Bianchi.

Amadio, con la sua grande comprensione, il suo entusiasmo, la sua semplicità, e la sua umiltà, ci ha trasmesso importanti insegnamenti, da cuore a cuore. Sono profondamente grata di aver potuto ascoltare le sue parole, e ancora di più, per aver potuto accogliere la sua esperienza, ricevendola dai suoi occhi, dalla sua postura, dal tono della sua voce, dal suo cuore, ancora di più che dalle sue parole.

 

Immagini dal web

 

 

Riflessioni sullo yoga e lo spirito di condivisione, Evento yoga nella Tuscia

Avevo in mente di scrivere un articolo su quello che è per me lo yoga, da quando la delibera del CONI 1558 del 14/2/2017 aveva escluso lo yoga dall’elenco delle discipline sportive ammissibili. Con la stessa delibera, il CONI ha escluso anche il pilates mentre ha compreso dama, scacchi e freccette… in realtà, il Presidente del CONI, Malago’ con le sue dichiarazioni ha già risolto di nuovo la questione.

Perché questo fatto mi aveva toccato e mi spingeva a condividere con voi alcune riflessioni?
Mi preoccupa sapere se il Coni considera o meno una disciplina sportiva?
Niente affatto, anzi definire lo yoga uno sport mi appare decisamente riduttivo. Però costituire una associazione sportiva dilettantistica ed associarsi al Coni era uno dei pochi sistemi a disposizione di un’insegnante di yoga per poter operare in modo trasparente e per poter offrire una copertura assicurativa ai propri allievi. Questa decisione apriva un vuoto normativo. Soprattutto per chi -quando era un’opzione corretta- aveva già costituito un’associazione sportiva dilettantistica.

Quello che mi piacerebbe capire è la logica che stava dietro a questa esclusione.
Infatti, lo sport viene definito sul vocabolario “L’insieme delle attività, individuali o collettive, che impegnano e sviluppano determinate capacità psicomotorie, svolte anche a fini ricreativi o salutari”.
Mi sembra evidente che la pratica dello yoga abbia tutte le caratteristiche di questa definizione, che pure non definisce in maniera abbastanza esauriente lo yoga.
Infatti lo yoga, attraverso lo sviluppo di capacità psico motorie, ricerca altri risultati: il lavoro sui chakra, la conoscenza di se’, il riconoscimento e la gestione delle emozioni e dei pensieri, una sostanziale riduzione dello stress, solo per citarne alcuni.

Questa decisione del Coni aveva diviso il mondo degli insegnanti di yoga tra chi si opponeva e chiedeva un ripensamento, che poi è avvenuto, e chi si riteneva al di fuori -e al di sopra- della questione con considerazioni prevalenti sulla filosofia alla base dello yoga e con distinzioni fra yoga “puro” e tipi di yoga più moderni.

Alcune varianti moderne danno forse troppa importanza al corpo fisico? Forse si, ma vorrei sottolineare come l’universo dello yoga sia sempre stato un mondo variegato, in quanto lo yoga è sempre stato insegnato da Maestro a discepolo –e non in classi frontali, come avviene circa dal 1920- il Maestro adattava la pratica alle esigenze dell’allievo ed è per questo che è sempre esistita una grande varietà di approcci allo yoga.
Anche in India, e anche nel passato, ci sono stati Maestri che hanno rivolto la loro attenzione principalmente alle asana, e Maestri che insegnavano soprattutto pranayama e meditazione.

Inoltre, lo yoga è una disciplina viva che inevitabilmente accoglie nuovi influssi e si sviluppa per andare incontro alle esigenze dei praticanti.

Sento che esiste comunque una grande differenza tra le varie pratiche e che non tutte le pratiche possano essere definite yoga.
Ma credo che la vera differenza tra yoga e non yoga, sia la conoscenza da parte dell’insegnante della filosofia alla base della pratica, e l’approccio che dirige la pratica.

Come dico spesso, in fondo le posizioni che il corpo umano può assumere ed i movimenti che può compiere, sono quelli.
La differenza fra la parte fisica dello yoga e un’altra disciplina sportiva, quindi non si evidenzia tanto nelle posizioni e nei movimenti, e neppure nel ritmo, ma nell’attenzione al respiro, nella concentrazione, nell’ascolto del corpo… Naturalmente, una lezione completa di yoga comprende anche tecniche di pranayama, di concentrazione e di rilassamento.
Ma propendo per giudicare lo yoga dai risultati, come Gesù ha insegnato a giudicare l’albero dai frutti.

Personalmente, insegno più stili di yoga, abbastanza diversi l’uno dall’altro: Hatha yoga, Shakti dance e yoga in volo.

L’Hatha yoga, nel modo in cui lo ho imparato e lo insegno, ha caratteristiche di maggiore staticità è una buona dose di introspezione.

La Shakti dance, lo yoga della danza, deriva dal kundalini yoga ed unisce una pratica di allungamento dinamico, una pratica energizzante, la libertà di movimento nella fase di danza libera in un atteggiamento persistente di concentrazione e di meditazione.

Lo yoga in volo, grazie all’utilizzo di speciali amache, ha un’azione più intensa a livello muscolare ed ha anche momenti ludici. Contemporaneamente, ha un effetto potente sulle emozioni, sul senso di fiducia e sull’autostima.

Se ti interessa conoscere meglio gli stili che insegno, vai alla pagina Cosa insegno

Alla fine di una delle mie lezioni, ho sempre la stessa sensazione di calma centratura. Come spesso ho potuto provare anche alla fine di una lezione guidata da colleghi che praticano stili diversi da quelli che sono abituata a praticare.

Ho osservato spesso sui social network commenti dispregiativi e/o non inclusivi verso alcuni stili di yoga. Non li trovo corrispondenti allo spirito dello yoga e non amo leggerli, anche se io stessa non mi sento ugualmente affine a tutti gli stili i yoga che sono attualmente praticati.

Rimane il fatto che la parola yoga deriva dal sanscrito yug , unione ed è questa una delle sue principali caratteristiche, lo yoga unisce. Unisce l’individuo, integrandone corpo, mente e spirito; unisce gli individui, sviluppando il riconoscimento dell’altro come simile a se; unisce l’anima individuale all’anima universale nell’esperienza della meditazione profonda.

In questo spirito di unione e di condivisione, ho vissuto diverse esperienze appaganti e divertenti con altri insegnanti e praticanti di yoga.

Una è l’organizzazione della manifestazione “Energie nel Parco”, una giornata all’insegna dello yoga e del benessere, che si tiene nel Parco e nei saloni di Villa Savorelli – Sutri. 
La manifestazione è nata dall’incontro tra il desiderio della mia amica Nike Magnoni, anche lei insegnante di yoga, di organizzare un evento nell’incantevole cornice in cui si trova anche il suo studio di yoga, e la comune volontà di organizzare delle attività insieme, valorizzando la varietà di stili che insegnamo. A noi si è aggiunta, Maria Luisa Garabelli, con grande esperienza nelle attività di comunicazione. A seguire, pubblico il programma è tutte le informazioni utili per poter partecipare.

DOMENICA 24 settembre 2017 si svolgerà la 4° edizione della Manifestazione “ENERGIE NEL PARCO” nella cornice incantata del Parco e nei Saloni di Villa Savorelli a SUTRI (VT), accesso da Via Cassia, km. 50.

Il tema di questa edizione sarà “La vita danza tra Yin e Yang, opposti che si completano”.

PROGRAMMA DETTAGLIATO:
Ore 09:30 – 10:30 – Sessione di apertura – Meditazione con Emanuele Russo (YIN);
Ore 10:30 – 11:30 – Hatha Dynamic Flow con Nike Magnoni (YANG);
Ore 11:30 – 12:30 – Hatha Slow Flow con Lucia Perazzolo (YIN);
Ore 12:30 – 14:00 – Yoga bimbi con Alice Frantellizzi e Santo Toscano
Ore 14:00 – 15:00 – Laboratorio fiori di zucca con Anna Coppola – Il senso del bello e l’arte del “riciclo”
Ore 14:00 – 15:00 – Ashtanga Yoga con Julie Hunt (YANG);
Ore 15:00 – 16:00 – Anusara Yoga con Tania Velez (YIN);
Ore 16:00 – 17:30 – Shakti dance con Micaela Jorio (YIN & YANG);
Ore 18:00 – 19:00 – Bagno di Gong vibrazioni (YIN & YANG).

Spazio espositivo e trattamenti

  • Saponi e candele artigianali, Almond Drops;
  • Abbigliamento realizzato a mano per lo yoga ed il tempo libero, Eli Smile;
  • Trattamenti Posturali decontratturanti, Maurizio Messina;
  • Trattamenti riflessologici, Lucia Scatolini;
  • Trattamenti ayurvedici, Novalkemia;
  • Massaggio svedese, Valentina Mosconi;

Spazio scuole e teacher training

  • Promozione teacher training Yoga, Janine Claudia Nizza;
  • Promozione corso massaggio ayurvedico Yoga e Kobido, dimostrazione trattamento collo: Shakti Conception Martinez

Fra le novità di quest’anno, il servizio bar e ristorazione che sarà a cura del ristorante “via roma, 54”.

L’ingresso alla manifestazione è gratuito.

Info: Nike Magnoni 338 3861121 – Micaela Jorio 348 7062581 – Ass.ne “Andar per Arte”

Inoltre, ed anche questa è una novità di quest’anno, se vuoi partecipare alla manifestazione, ma non hai la patente, non ami guidare, oppure sei solo/a e vuoi passare la giornata in compagnia, puoi metterti comodo e lasciarti condurre direttamente sul luogo dell’evento con un pulmino a 7 posti.
Orario partenza Roma-Sutri h. 08:00 davanti alla Metro B, fermata San Paolo – Roma
Orario partenza Sutri-Roma h. 19:30, via Cassia km. 50, Sutri
Quota di partecipazione: €15 a persona
Prenotazione obbligatoria entro il 18/09 al numero telefonico 340/3324511 oppure 0761/1987855 Associazione Culturale Andar per Arte.

Se invece vuoi approfittare dell’occasione per trascorrere l’intero fine settimana a Sutri, ti suggerisco due possibilità.

La prima è il B&B “Etruscan Garden”, situato nel cuore del Parco Archeologico di Sutri (Via Cassia 5), una casa colonica italiana del XIII secolo, elegantemente ristrutturata e lussuosamente arredata con raffinati oggetti d’antiquariato inglese ed italiano.

Per maggiori info: http://www.etruscangarden.com/etruscangarden.com/Home.html

La seconda, è il mio piccolo B&B “Le Torrette”, recentemente ristrutturato, situato appena fuori dal paese in direzione Ronciglione. L’immobile era in origine l’ingresso di una tenuta agricola e vi si respira l’atmosfera di un’autentica casa di campagna, con ambienti intimi ed accoglienti. Lo spazio esterno, conta diversi alberi secolari, ed è possibile parcheggiare comodamente la propria vettura.

Per maggiori info: www.letorrettebedandbreakfast.it oppure B&B Le Torrette – Per prenotare 348/7062581 oppure 339/8975702

 

Nell’ambito di una delle passate edizioni ho avuto modo di parlare più a lungo con Andrea Pascale, un giovane insegnante di yoga della mia zona e creatore del blog A tutto yoga. Da quelle chiacchierate, è nata un’altra significativa esperienza di condivisione, la collaborazione con il suo blog, per il quale ho scritto diversi articoli. Inoltre, sempre insieme ad Andrea, abbiamo organizzato un fine settimana dedicato alla pratica ed abbiamo scritto un e-book dal titolo Riequilibrio Elementare, una guida per riequilibrare i cinque elementi attraverso la pratica dello yoga. https://www.atuttoyoga.it/equilibrare-5-elementi-yoga/
Abbiamo lavorato insieme proprio sfruttando i diversi approcci allo yoga da cui partivamo ed i risultati sono stati apprezzati dai partecipanti e dai lettori.

Sempre grazie ad Energie nel Parco, ho conosciuto Janine Claudia Nizza, insegnante di Yogaflow ed è nata una bellissima amicizia. Nel 2016, abbiamo organizzato insieme tre incontri su temi specifici: la compassione, lo studio di se’ e la gioia, utilizzando ogni volta gli strumenti che ci sembravano più adatti, con maggiore accento sulle asana, sulla meditazione o sui Mantra, a seconda del tema.

 

Utilizzando i social, sono entrata in contatto con Stefano Orlandi ed ho collaborato con lui scrivendo un articolo per il suo blog Yoga Pills e alcune delle voci di Yogapedia, un progetto collaborativo per realizzare un’enciclopedia dello yoga, di cui puoi trovare maggiori informazioni a questo link: http://www.yogapills.it/yogapedia-it-la-prima-enciclopedia-italiana-libera-interamente-dedicata-allo-yoga/

L’ultima esperienza di condivisione, in ordine di tempo, è stata la partecipazione, quest’estate, a #yogaratna40days, un gioco sullo yoga lanciato da Sonia Squilloni, un’insegnante del metodo Yogaratna di Gabriella Cella, sul suo blog per praticare e condividere la pratica anche a distanza. È stata un’esperienza interessante e divertente. Ogni mattina Sonia ci inviava una mail con una pratica e le istruzioni e durante il giorno ognuno dei partecipanti doveva praticare e condividere (un’immagine o un pensiero) sui social. È stato un modo di praticare anche asana meno usuali -anche nella pratica si rischia di diventare ripetitivi, di riflettere sulla pratica e di conoscere, anche se virtualmente, altri insegnanti e praticanti di yoga.

#yogaratna40days – Pasa asana, la posizione del nodo. Ci sono nodi da stringere e nodi da sciogliere… il fatto di essere stretto è una caratteristica intrinseca del nodo. Questo invece è un nodo che apre, che scioglie le tensioni nelle spalle… grazie a Adolfa Pinelli per la foto

È questo lo yoga che mi piace, quello che mi permette di sperimentare e di mettere in pratica il sentimento di essere tutti parte del tutto, di dare valore a ciò che ci unisce invece che a ciò che ci divide.

Le spezie: mangiare con gusto e rimanere in salute

Spesso chi pratica yoga inizia ad interessarsi ad uno stile di vita più naturale e salutista, con l’intento di raggiungere e mantenere uno stato di benessere. Questa attenzione ci guida verso scelte alimentari più consapevoli e verso la prevenzione.
Almeno questo è quello che è successo a me.

Lasciate che il cibo sia la vostra medicina e la vostra medicina sia il cibo. (Ippocrate)

Così, quando ho visto che domenica 26 febbraio, si sarebbe tenuto un corso di due ore sulle spezie con a seguire una cena indiana, non ho resistito.      A farmi decidere subito, oltre all’interesse per l’argomento e alla nostalgia dell’India, il fatto che a tenere la lezione sarebbe stata la Dott.ssa Nancy Myladoor, dalla quale diversi anni fa ero stata per il trattamento ayurvedico Panchakarma. Ma di questo vi racconterò un’altra volta, spero con il contributo della stessa Nancy.
In questo articolo, vi parlerò si di questo mini corso, ma le informazioni che condivido le ho apprese anche in altro modo.

Dunque, mi organizzo e parto per Roma insieme alla mia allieva ed amica Giuliana, per raggiungere il ristorante indiano Il Guru, in via Cimarra.
Sono rimasta sorpresa nello scoprire quante persone partecipassero al corso! La sala che ci ospitava era completamente piena.

La Dott.ssa Myladoor con competenza ed ironia ci ha guidato in un viaggio alla scoperta delle spezie principali della cucina indiana.

A partire dalla leggenda della dea del cibo, Annapurna, e dell’importanza del cibo anche a livello e spirituale.

Nella mitologia indiana infatti, Annapurna, epiteto di Parvati, la consorte di Shiva, è personificata come la dea che “offre il cibo”, e viene invocata come la fonte eterna di sostentamento, sia materiale che spirituale.

La sacralità del cibo viene sottolineata dal l’importanza attribuita al primo pasto del bambino, che viene celebrato con una grande festa, paragonabile al nostro battesimo, dall’abitudine di cucinare del cibo in più per ospiti inattesi e mendicanti e dall’offerta di, cibo consacrato dalla permanenza sull’altare, nei templi indiani.
Mentre sorseggiavamo una tisana calda, Nancy ci ha illustrato il percorso del cibo all’interno del nostro corpo e le interazioni attraverso le quali l’alimentazione ci permette di sperimentare benessere e salute o ci conduce verso la malattia.
Recentemente diversi studi comparati fra popolazioni nella cui cucina sono presenti spezie in abbondanza e popolazioni che non ne fanno uso, hanno dimostrato una differente incidenza di malattie come tumori, diabete, Alzeimher e Parkinson. 

Le spezie rivestono un ruolo molto importante nella prevenzione e a questo scopo sono sufficienti piccole quantità ma assunte quotidianamente.

La Dott.ssa Myladoor ci ha raccontato le principali proprietà ed i modi di utilizzo di curcuma, zenzero, cardamomo, cannella, fieno greco e coriandolo, corredandole con con utili ricette della tradizione indiana e ayurvedica.
Ci ha anche ricordato l’importanza di acquistare le spezie in piccole quantità e sigillate. Il cardamomo deve essere acquistato con il baccello, perché contiene sostanze estremamente volatili.Una volta aperte le confezioni, vanno conservate in un barattolo ermetico. Le polveri si conservano per 7 mesi, i semi 2 anni. Con il passare del tempo, non vanno a male ma perdono le loro proprietà.

La curcuma veniva chiamata lo zafferano dei poveri, ora che è conosciuta da tutti per le sue molteplici proprietà benefiche, è diventata l’oro dell’India. Il nostro corpo assimila la curcuma solo se cotta oppure disciolta in un grasso oppure insieme al pepe nero. Ecco i suoi principali benefici: Leggi tutto “Le spezie: mangiare con gusto e rimanere in salute”